L' avvocato Max Rosa "Il poker live non e' azzardo" PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 08 Gennaio 2009 20:58

Max Rosa detto l'avvocato del poker, giocatore di poker 27esimo nella classifica italiana per soldi vinti in carriera ma anche avvocato ed esperto nazionale sulle tematiche legali di questo gioco/sport. Il legale, che segue molte poker room che stanno acquisendo la licenza per operare in Italia, è interventuo sulle pagine de Il Gazzettino di Udine, dopo la notizia che vedeva il Questore vietare il poker live in tutta la città e in tutto il Friuli con la minaccia dell'inserimento del gioco nella tabella dei giochi proibiti.
Max rosa commenta:
"L'articolo 93 comma 1 della Finanziaria del 2006 dice in maniera esplicita che tutti i giochi di carte in forma di torneo a quota fissa non sono giochi d'azzardo bensì giochi di abilità, il paradosso è determinato dal fatto che tale enunciato, relativo alla regolamentazione del gioco in forma telematica, viene ritenuto non estendibile al gioco dal vivo: se giochiamo a soldi sul computer, con la possibilità di dilapidare tutto il nostro denaro e con un evidente fine di lucro, il gioco è d'abilità; se giochiamo lo stesso gioco dal vivo, con una spesa massima di 30 euro, per vincere un cellulare, il gioco è d'azzardo". Ecco cosa deve aver tratto in inganno alcune Questure d'Italia e che ha spinto questi organi giurisdizionali a vietare la pratica del Texas Hold'em nei circoli, mentre in altre parti d'Italia (basta pensare alla situazione paradossale del Trentino dove il gioco è legalizzato e del Friuli dove è stato appena vietato) è stato inserito nella tabella dei giochi consentiti.
Così per Rosa l'intenzione della Questura di diffidare i responsabili dei circoli locali non è corretta poichè la Questura udinese sembra ignorare che il Consiglio di Stato si è recentemente pronunciato su un caso equipollente, dando totale ragione ai ricorrenti; ignora, inoltre, che la materia è in avanzato corso di regolamentazione, che è già stata redatta una relazione da parte del ministero degli Interni, sottoscritta dal ministro Maroni e dal capo della polizia Manganelli, in cui il gioco "terrestre" in forma associativa viene ritenuto lecito e praticabile sotto determinati parametri, e che lo stesso Consiglio di Stato, adito in via consultiva, ha espresso parere favorevole alla medesima relazione".
Cosa possono fare le associazioni per tutelarsi? "Suggerisco un tentativo di mediazione con la Questura, magari presentando delle controdeduzioni corredate da un'opportuna integrazione documentale, e comprovando come la propria organizzazione sia allineata ai parametri dettati dalla relazione del Viminale sulle modalità di gioco. In caso di fallimento della mediazione, ritengo vi siano tutti i presupposti per l'esperimento di un ricorso amministrativo, che, a mio giudizio, presenta eccellenti possibilità di accoglimento".
Un ricorso, del resto, avrebbe a favore un precedente favorevole.
Rimane sullo sfondo il fatto che le azioni delle forze di Polizia, arrivano sempre dopo segnalazioni di chi passa il segno nell'organizzazione di tornei che superano di gran lunga i limiti ‘consigliati' (per ora) dallo Stato e presto imposti in una circolare attesissima per fare finalmente chiarezza sulla complessa questione.